Manduria 03/05/2020

Desta rumore presso la comunità manduriana la notizia che la Regione Sicilia si appresta ad autorizzare i propri agricoltori ad impiantare il vitigno Primitivo. Non stupisce che ciò accada, se si pensa alla valenza non solo economica, ma culturale ed identitaria che questo vino, prodotto della nostra terra, riveste per noi.

Il Primitivo è indissolubilmente legato al nome di Manduria, che, insieme col suo imponente patrimonio storico archeologico, ha reso famoso nel mondo. Negli anni, alla tradizionale sapienza delle mani, si sono uniti la capacità di innovare, la tenacia, lo spirito di iniziativa di tanti produttori vitivinicoli e imprenditori, che hanno portato il vino a livelli di eccellenza. Grazie ai loro sforzi e all’impegno di consorzi ed enti locali si è pervenuti al riconoscimento del marchio di qualità e alla nascita conseguente di importanti agenzie di tutela e promozione, quali il Consorzio di Tutela e il GAL. Un traguardo che va ad ogni costo preservato per le nuove generazioni di viticultori.

Non va poi trascurato quanto oggi il vino sia divenuto volano di sviluppo turistico, con tutto il settore dell’enoturismo e dell’enogastronomia in forte crescita. Un settore che trova la sua ragione d’essere nel legame indissolubile tra un vino e la tipicità del territorio in cui nasce, dei cui valori, paesaggistici e culturali, in qualche modo diviene espressione. Se questo è vero, pensiamo che questo legame vada rafforzato, affinché l’offerta turistica continui ad essere opportunamente ricca e diversificata, nella varietà delle regioni italiane, e non depressa dalla uniformità e dalla ripetizione, andando a discapito della qualità.

Ci chiediamo che cosa la Sicilia, già così ricca di attrazioni turistiche ed eccellenze enogastronomiche, abbia da guadagnare da una ulteriore produzione vinicola, che non ha alcun legame con la sua tradizione, ma che rischia di creare una inutile concorrenza con la Puglia e di confondere i consumatori.

 

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